Countdown to Copenhagen

Sfruttando la concomitanza dell’inizio dell’attività del blog con la crescente attenzione che i media stanno dedicando al prossimo vertice ONU di Copenhagen, JANUB diventa un accumulatore di informazioni con lo scopo di mettere a confronto la molteplicità di intenti che vede nello sviluppo sostenibile l’unica soluzione al fine di garantire un futuro possibile.

JANUB condensa i vari linguaggi al fine di non ricondurre l’interpretazione dei significati ad un sistema di controllo univoco.

| Picture: Domus 930 |

The Most Important Meeting in History | The GOOD guide to COP15 | good.is

In 1997, delegates from all over the world met in Japan to create a worldwide framework for reducing carbon emissions. The resulting treaty, which took effect in 2005, aimed to reduce global emissions by 5.2 percent below 1990 levels. Since then, the Kyoto Protocol has been the watchword of environmentalists everywhere—a shorthand for the kind of international cooperation needed to fight climate change (and a reminder of the U.S. Senate’s embarrassing refusal to get on board).

Since 1997, we’ve come to realize that the climate-change problem is far more dire than we thought. The problem is so large, in fact, that only major government action can solve it. But Kyoto, which expires in 2012, is far too lenient to be that solution.

So when delegates meet in Copenhagen at the United Nations Climate Change Conference this winter to negotiate Kyoto’s replacement, they will face a daunting but important task: finding a consensus that ensures that the world’s developed countries curb their emissions while at the same time allowing developing countries to expand their economies without relying on cheap fossil fuels.

A passable understanding of history and human nature doesn’t inspire much optimism for what will come out of Copenhagen, but there might be reason for hope. There is a groundswell of media attention and excitement for what under any other circumstances would be a dry piece of diplomatic procedure. That might just mean that the world’s citizens are becoming aware of the importance of the juncture at which we find ourselves. And if enough people care, eventually our governments will have to follow.

Il vertice di Copenaghen | New Scientist | Internazionale 822

Dal 7 al 18 dicembre a Copenaghen si svolgerà il vertice COP15, promosso dalla Convenzione sul clima delle Nazioni Unite (UNFCCC). L’obiettivo dell’incontro è raggiungere un accordo sulla riduzione delle emissioni di CO2 che sostituisca il protocollo di Kyoto, siglato nel 1997 ma mai ratificato dagli Stati Uniti.

Il vertice dovrà risolvere quattro punti essenziali: stabilire quali quantità di gas serra sono disposti a tagliare i paesi sviluppati; verificare quale sarà la posizione delle più importanti nazioni in via di industrializzazione, come l’India e la Cina; trovare strumenti per aiutare i paesi in via di sviluppo a ridurre le emissioni e ad affrontare le conseguenze dei cambiamenti climatici; decidere come gestire le risorse destinate a questi obiettivi.

Dall’inizio dell’era industriale, nell’atmosfera sono stati emessi 500 miliardi di tonnellate di carbonio, equivalenti a 1,8 milioni di megatonnellate di CO2. I climatologi hanno calcolato che se le emissioni future non supereranno i 250 miliardi di tonnellate di carbonio, avremo il 75 per cento delle possibilità di limitare il riscaldamento globale entro 2 gradi centigradi. Al ritmo attuale, ci vorranno vent’anni. Se invece le emissioni arriveranno a 500 miliardi di tonnellate di carbonio, le possibilità di rimanere sotto i 2 gradi scenderanno al 50 per cento. Oltre questo limite i cambiamenti climatici produrranno conseguenze irreversibili e metteranno a rischio la vita di milioni di persone. Per non superare il limite dei 2 gradi, entro il 2050 le emissioni dovranno essere tagliate dell’80 per cento rispetto ai livelli del 1990. Gli stati più vulnerabili, cioè i paesi poveri e le nazioni insulari minacciate dall’aumento del livello dei mari, chiedono che la soglia sia fissata a 1,5 gradi.

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| Picture: Good.is |
| Picture: Réseau Action Climat-France (RAC-F) |
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