‘Svolta verde dell’industria Usa’ ma è una beffa degli Yes men

| Roma, due manifestanti |
Gli “Yes men” sono tornati a colpire. Il gruppo di attivisti statunitense celebre per aver organizzato delle spettacolari truffe mediatiche a sfondo anticapitalista e ambientalista ha messo a segno un altro colpo dei suoi. Spacciandosi per rappresentanti della US Chamber of Commerce, una delle più importanti organizzazioni imprenditoriali americane, simile alla nostra Confindustria, due “yes men” hanno organizzato una finta conferenza stampa per annunciare al mondo che la lobby industriale metteva finalmente da parte la sua avversione per il “climate bill”, la legge che fissa tetti alle emissioni di CO2 per contrastare i cambiamenti climatici.
Notizia davvero ghiotta, visto che il provvedimento, fortemente voluto da Obama, dopo essere passato alla Camera è ora bloccato al Senato anche grazie alle pressioni esercitate dalla Chamber. Un cambio di rotta talmente importante che la Reuters, la più importante agenzia di stampa al mondo, si è affrettata a trasmettere in rete. E lo stesso hanno fatto le tv presenti alla farsa ordita dagli “Yes men” e i tanti blogger e “twitters” che curano l’informazione ambientale su internet. Quando circa venti minuti più tardi il vero portavoce della Chamber si è catapultato nella sala dell’associazione nazionale della stampa urlando che era tutta una bufala, era ormai troppo tardi, la beffa era riuscita alla perfezione.
Gli “Yes men”, ai quali è stato anche dedicato un docu-film presentato al festival di Berlino e in uscita la prossima settimana nelle sale Usa, ci hanno abituato in passato ad azioni clamorose. L’ultima risale ad appena qualche giorno fa, quando hanno distribuito nelle edicole una falsa versione del New York Post interamente dedicata alla minaccia rappresentata per la Grande Mela dai cambiamenti climatici. Questa volta però a dargli una mano nella riuscita della provocazione è stata la assoluta verosimiglianza del finto annuncio. “C’è solo un modo per fare affari e quel modo è approvare il prima possibile il climate bill così che a dicembre il presidente Obama si può presentare a Copenaghen e negoziare partendo da una posizione forte”, ha esordito il falso portavoce della Chamber in conferenza.
Affermazione inventata, ma di buon senso, e destinata forse a diventare presto realtà. Non più tardi di un paio di settimane fa influenti aziende associate all’organizzazione hanno infatti abbandonato la lobby proprio per smarcarsi dal suo atteggiamento sulla questione climatica e dentro la Chamberserpeggia un forte malumore. Tra le prese di distanza più clamorose, quelle di Nike, PG&E, PNM Resources e Exelon.
| Valerio Gualerzi | repubblica.it
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