La piazza vive, l’opera è di tutti!

Tra terra e cielo in Piazza Dante

Oggi piazza dante non è piu il luogo di un progetto, non appartiene più a nessuno ma solo alla creatività di chi ha voglia di viverla…

L’immaginario continua a scriversi!

Seminari Gratuiti di Zen Stretching e Contact Improvisation condotti da Sabino Tamborra e Nathalie Corapi

La collaborazione nella costruzione ha fatto che un iniziativa diventi un’ opera.

L’arte non è materia finita ma processo in divenire!

L’arte è possibilità!

Zen Stretching condotto da Sabino Tamborra
Contact Improvisation condotto da Nathalie Corapi

Nasce il comitato di quartiere di Piazza Dante per seguire le attività, le evoluzioni, le pratiche, le cene e tutto ciò che questa piazza genera:

http://www.facebook.com/ComitatoDiQuartierePiazzaDanteLecce

Costruttori dell’immaginario

Una nuova fase di Piazza Dante si è aperta in questi giorni.

Nel mese di giungo abbiamo incontrato difficoltà a continuare i lavori senza risorse economiche. Ci siamo trovati in pochi a lavorare con ritmi stanchi, delusi dalla lentezza delle risposte delle istituzioni partner del progetto.

Una risposta forte pero è arrivata, quella che più desideravamo e che ha ridato energie e senso al nostro tentativo di costruzione dell’immaginario. La risposta è arrivata dal basso.

Gli abitanti della Piazza hanno indetto una riunione, un assemblea per capire l’avanzamento dei lavori. Hanno deciso che una piazza di periferia dove si sperimentano tensioni tra il vivere e il costruire attraverso l’arte, merita una risposta e merita la loro attenzione. Ci hanno chiesto cosa avrebbero potuto fare per aiutarci, hanno proposto la creazione di un comitato di quartiere e l’”occupazione lavorativa” il pomeriggio. I pomeriggi successivi la piazza si è ripopolata, abbiamo lavorato in tanti. Le barriere del cantiere hanno finito di essere un limite per chiunque.

Il passaggio dal dire al fare è avvenuto. Non parlo del lavoro, ma della volontà di costruire e fare città, una città nuova che si distacca da quella delle speculazioni edilizie che violentano il territorio e legittimano l’agire umano nel suo costruire per accumulare. Nella città che stiamo costruendo, in tanti ci sediamo a tavolino e decidiamo quali giochi costruire, parliamo di budjet senza avere paura di non poter estrapolare quel qualcosa di più, noi progettisti siamo in piazza per sollecitare idee e agire e non per imporre un disegno o un costrutto; in questa città gli abitanti esercitano quella “democrazia dal basso” di cui fa quasi paura parlare in questo sud, gli abitanti decidono che la sperimentazione sociale e abitativa dello spazio pubblico è interessante e vale la pena continuarla, che insieme possiamo costruire l’immaginario di quel luogo.

Locandina incontro abitanti

Racconti in ritardo…

Siamo stati assenti dalla rete negli ultimi mesi, presi dai lavori in piazza.

Composizioni di Lele

In questo tempo ci siamo dedicati alle attività di formazione, alla costruzione delle opere e alla creazione di un ingranaggio (fatto di relazioni, materiali ed economie alternative) che ha fatto avanzare la macchina della costruzione.

Abbiamo recuperato il materiale da cantiere e messo insieme tutti gli attori che hanno permesso la realizzazione di un opera urbana senza l’esistenza di un contributo destinato alla ristrutturazione della piazza. Il nostro laboratorio ha messo a disposizione il finanziamento del bando Principi Attivi e ha trovato le risorse attraverso un sistema di sponsor (Mapei, Abstilcasa, Vetrerie Calasso, Pisacane srl, RI Costruzioni, Lupiae Servizi). Ogni attore coinvolto ha partecipato al processo di costruzione dello spazio pubblico : i corsisti hanno dedicato la propria manualità in cambio di un nuovo sapere, i fornitori hanno messo a disposizione sia materiale di scarto che materiale di prima scelta a favore di una sperimentazione artistica, la Scuola Edile di Lecce ha messo a disposizione la propria struttura spostando i limiti della didattica e facendo con noi dell’edilizia un cantiere di sperimentazione sociale.

Aspettiamo invece delle risposte concrete dal Comune di Lecce che ad oggi non ha mantenuto i propri impegni finanziari.

Entriamo nel racconto.

I primi passi sono stati lenti.

In parallelo agli incontri e alle assemblee con gli abitanti del quartiere, dal mese di settembre fino a gennaio abbiamo sviluppato la proposta progettuale per far diventare il largo da semplice verde stradale a verde attrezzato. Abbiamo combattuto burocrazia e autorizzazioni, preparato gli elaborati grafici e le relazioni tecniche per passare un consiglio comunale e essere l’oggetto di tre successive delibere di giunta favorevoli al progetto di ristrutturazione. Non è stato facile per un laboratorio giovane ottenere tutte le autorizzazioni e trovare il modo per appropriarsi della città riuscendo a non farsi bloccare dai meccanismi e le lentezze che regolano le dinamiche amministrative.

Piazza Dante Alighieri Lecce variante urbanistica

Piazza Dante Alighieri Lecce progetto architettonico

Una volta ottenute le autorizzazioni grazie al partenariato della Scuola Edile di Lecce abbiamo aperto il cantiere. Abbiamo iniziato con bomboletta, filo, cordino, chiodi, martello e pazienza. Sono questi i primi ingredienti con cui abbiamo tracciato il dipinto architettonico.

A causa della difficoltà di definire chi parla e chi lavora in piazza, consentite plurali e singolari, intrecci e sdoppiamenti.

Il primo corso di formazione è stato quello di muratura che si è svolto nel mese di febbraio. Abbiamo modellato il tufo attraverso l’utilizzo di “strazza” e “mannara”. A partecipare al corso e a realizzare le opere sono stati: Alessandro Gerbino, Alessandro Manta, Luana Mastria, Francesco Ciriolo, Mattia Marsano, Imran Khan, Golamreza Aras e Lorenzo Bertelli.

Anche noi progettisti e disegnatori della piazza abbiamo lavorato e condotto la costruzione delle opere, Afro ha architettato con mani le proprie idee e Claudia ha intrecciato legami tra gli attrezzi, i costruttori e gli abitanti.

Orientati dalla voce possente di mastro Salvatore Signore e di mastro Francesco Notaro, maestri della Scuola Edile di Lecce, nonostante freddo e intemperie abbiamo iniziato i lavori edili. Strazza, taglia, intarsia, batti, getta, mena, la cariola, la cariola … e piano piano si costruiva. Tra urla e sorrisi, pizzi e olive si iniziava a contemplare, poi criticare, cambiare, riguardare, chiacchierare la forma e la materia.

E mesciu Totu inizia a passare, la signora Raffaella a guardare, Lele a osservare, il Papa a gridare, Attilio ad entrare… Dobbiamo dire che durante i mesi di progettazione sarà per la macchina d’epoca che ci ha accompagnato (una Fiat 127 del 1977), sarà per le ciabatte dell’architetto o forse per la parola antropologia, che nessuno si aspettava che quei disegni portati in risposta alle richieste, diventassero un cantiere vero e particolare.

La Piazza in Piazza!

Durante il corso di muratura abbiamo tirato su il poeta, una grande chaise longue che abbraccia un neonato albero di giacaranda e guarda ad un’apostrofo di pietra. Il poeta, successivamente a delle dicerie di quartiere per cui restava solo la p e diventava un polipo (retaggio e archetipo culturale) e in risposta alle perplessità di alcuni abitanti preoccupati dalla monumentalità dell’opera, è stato decapitato. Dopo varie assemblee, “abbiamo tagliato la testa al polipo” e siamo andati avanti sotto lo sguardo dei passanti. Due nuove sedute dalla forma femminile hanno abbracciato una sfera che ha sfidato la pazienza di molti lavoratori : all’inizio era un cubo di pietra di 80cm di lato posto in sito da mastro Salvatore che ha ben agito nell’armarlo, poi passa e taglia Francesco, un dodecagono irriverente sfida le braccia di Alessandro, che tra sudori invernali crea un oggetto tendente ad una sfera. Claudia e Luana hanno accompagnato con “strazza e mannarra” la questione della rotondità iniziando a prendere le posture da “fabbricature” che col tempo hanno assunto definitivamente. La rotondità della sfera non soddisfaceva l’architetto Afro, che ha quindi sfidato la sua forza, si sa che le curve attirano le mani! Anche i forestieri d’oltre Alpi (di cui vi racconteremo successivamente) condotti da Dominique si sono persi alla ricerca della forma perfetta. Le sedute, cosi come il poeta hanno beneficiato di sforzi e amore, Alessandro, Imran e le fabbricature si sono dedicati alla questione della pietra. Da una parte mannara e strazza dall’altra i lavori pesanti, Mattia, Golamreza, Afro, Alessandro e Lorenzo hanno tagliato le viscere del pavimento e delle aiuole muniti di martelli, scalpelli e flessibili. Francesco addetto alla “conza” e al cemento è stato il compagno di avventure di Gialla, la betoniera canterina.

Le aiuole che fatica, il massetto che lavoro e che pazzia ripensare lo spazio pubblico!

Finito il corso le opere erano incomplete. Il contributo dei corsisti era stato grande, ognuno ha costruito un pezzo di città, ma bisognava andare avanti. I materiali c’erano, Achille e Luigi pure (cementi e collanti Mapei), Walter da Taviano inviava piastrelle e i saluti dei magazzinieri (Fernando e Mino di Abstilcasa), gli entusiasmi degli abitanti crescevano, il direttore della Scuola Edile fuggiva alle nostre richieste dando sempre la più grande disponibilità nei fatti e nelle risposte, Gianni della Scuola brontolava di fronte alla nostra irrequietezza ma ogni giorno veniva e ci accontentava… tutti eravamo li per costruire questo sogno. Luana, Mattia e Francesco pure, diventati pilastri portanti nella creazione dell’opera!!! Da due eravamo diventati tanti… ma non abbastanza per non sentire la fatica di costruire volontariamente.

Marzo pazzerello guardi il sole e incolli ogni tassello!

Finito il corso di muratura ha preso il via quello di mosaico. Se per caso in quel mese costeggiavi la linea della ferrovia e arrivavi in cantiere ti trovavi difronte ad una manifattura improvvisata. Colomba Elisa, Di Marco Maria Grazia, Miggiano Mariangela, Monaco Fernanda, Nuzzaci Donato, Pallara Annaelisabetta, Raho Ornella, Sanasi Vincenza, Scarcella Lucia, Sposato Adelina, Recchia Adriana, Durante Lorenzo, Viva Francesco, Marzioni Maira, hanno formato il gruppo dei mosaicisti. I corsisti, guidati nella tecnica da Orodé Deoro e Stefania Bruno, hanno realizzato i mosaici delle aiuole appena costruite decorando un pezzo di città.

Nello stesso mese il cantiere ha accolto una squadra di 12 ragazzi francesi accompagnati da due educatori. Provenienti dalla Scuola Edile di Caen, i ragazzi hanno trascorso 3 settimane a costruire con passione il tavolo di quartiere e grazie alla loro giovane forza e le conoscenze dei loro maestri hanno completato le opere di muratura. Qualcuno di loro si è anche cimentato nel mosaico rivelandosi abile e veloce! Per noi è stata una ricca collaborazione che ha portato forza e entusiasmo alla piazza. Bruno e Dominique (i due insegnanti) sono stati un grande esempio di passione nella didattica, i giovani costruttori un energia contagiosa. I ragazzi del quartiere hanno stretto amicizia e amori con i forestieri vedendo la loro piazza diventare un luogo di incontri improbabili.

Finiti i corsi e ripartiti i francesi, restava ancora molto da mosaicare. Armati di tenaglia, taglierina, martelli, scalpelli, flessibile, piastrelle e tanta colla siamo andati avanti : Claudia, Afro, Luana, Orodè, Stefania, Mariangela, Francesco e Mattia, pezzo dopo pezzo l’opera avanzava.

Nel mese di aprile abbiamo mosaicato il mappamondo con un punto di vista inconsueto, la linea che abbraccia la palma e la linea enfatica. Ogni tanto Carlo Luperto, il piastrellista che abita sulla piazza ci ha guidati e ci aiutati.

Claudio, Alessandra, Adriano, Riccardo, Francesco, Anna, Jacobbe, Michela, Cristiano, Mauro ci hanno incoraggiato…Sono stati tanti gli abitanti che hanno iniziato a collaborare con il cantiere.

E Lele …. The artist!

Dal mese di marzo ogni giorno compresi i festivi, Lele continua a produrre metri quadri di mosaico sperimentando le sfumature del colore. Il quartiere lo conosce da sempre, in passato come improvvisato vigile urbano orientava il traffico nel senso unico della piazza, poi come batterista di Celentano sul cruscotto della macchina, negli ultimi mesi come fedele lettore delle reclami della Coop e oggi come il più convinto, assiduo, instancabile costruttore di sogni. Lele dopo la timidezza dei primi giorni e l’impaccio della tenaglia ha costruito il suo posto di lavoro e ha trovato il materiale per esprimersi. Quotidianamente compone delle tele e da forza a chi lavora.

Di più, di meno, apposto, esatto, infinito!

Maggio.

Il caldo ha preso il posto della pioggia , il tempo è cambiato ma la gentilezza di Sandrine è rimasta. Dalla sua cucina odori di spezie e pietanze lontane ci portano altrove, influenzando la scelta dei nostri colori. Ogni giorno Sandrine con un grande sorriso ci offre il the, Mukundè viene a recuperare il vassoio vuoto e Lele chiude la recinzione. Il disegno è discusso in famiglia il lunedi sera, dalla finestra della loro casa guardiamo la piazza mentre assaggiamo i piatti tipici della cucina di Ceylon e Ketys ci incoraggia ad assaggiare e procedere nel lavoro.

Sandrine è un ottima cuoca, nulla da togliere alle fragole con la panna di Attilio e i caffé portati dalle cucine adiacenti al largo.

Mentre restiamo a lavorare in pochi, sono in tanti gli abitanti che si prendono cura di noi : caffè, gelati, sorrisi, e anche il corso di zen stretching di Sabino la cui finestra si affaccia sul cantiere!

Il corpo si risveglia e ripensa il lavoro …

Afro, Claudia, Mattia, Luana e Lele!

La mattina si tiene alto il tempo del mosaico, coprendo i piedi delle sedute e componendo la panchina con le composizioni di Lele, il pomeriggio Carlo aiutato da Mattia seguono nella stuccatura interrotti dal via vai degli altri abitanti che cominciano ad aprire le recinzioni di cantiere e con il pretesto della domanda “Ma quando finite?” iniziano ad usufruire della nuova piazza in costruzione … Per poter terminare il prima possibile e restituire il luogo a chi lo domanda in cinque lavoriamo per tanti, aumentiamo costantemente il passo e camminiamo nella costruzione del luogo di un sogno, il sogno della piazza de “lu menzaricchia”. Siamo stanchi ma bisogna terminare e per portar a termine le opere, Luana mattina e pomeriggio si dedica con precisione a ogni tassello di mosaico. Luana, ha partecipato al primo corso di muratura, poi sedotta dal quartiere (dove a breve andrà a vivere) e dalle dinamiche del cantiere ha deciso che avrebbe costruito la piazza fino alla fine. Dal capo di Leuca tutti i giorni trasporta la sua bravura e la sua tenacia e offre alla città la sua manualità artigiana e il suo sorriso. Anche Mattia, giovane abitante della piazza crede nella costruzione di un luogo nuovo per tutti i suoi vicini. Ogni mattina da quattro mesi è lui che apre il cantiere e si cimenta con le opere rivelandosi abile nel costruire e audace e costante nella trasformazione della piazza.

Noi li seguiamo sotto il sole che arrossa i corpi e rimanda al fuoco. L’ultimo elemento è arrivato in piazza, l’ultimo corso è iniziato questa settimana, è il tempo del ferro battuto. Simone Fersino guida i corsisti nella realizzazione delle opere in ferro : Assane Faye, Ba Mamadou, Bianchi Guglielmo, Hosseini Milad, Liaci Francesco, Marzioni Maira e Moharrami Mehdi si cimentano con saldatrici, forgia, martello, morse ed incudini …

Il processo di costruzione è stato lungo, siamo arrivati al momento della sintesi in cui gli elementi costruiti iniziano a svelarsi nella loro integralità meravigliando e soddisfacendo le attese della maggior parte degli abitanti.

Il nostro laboratorio sta rispettando il proprio impegno terminando la ristrutturazione della parte centrale della piazza che presto sarà restituita agli abitanti.

Il nostro lavoro continuerà per far rispettare l’impegno preso dal Comune che prevedeva la ristrutturazione delle altre due aree e la costruzione delle aree da gioco.

Per questo dovremo essere in tanti!

La piazza in piazza, si griderà!

Janub in pratica…nello spazio pubblico

| Mappa ipertestuale S.Pio, JANUB 2011 |

Janub ha dato il via alle attività partecipando al concorso di idee LECCE CITTA’ PUBBLICA sulla questione dello spazio pubblico.

Il punto di partenza della riflessione del laboratorio di ricerca urbana Janub è l’idea che lo spazio pubblico è uno spazio polisemico e polimorfe che accoglie plasticamente nella propria porosità significati e pratiche del“quotidiano”.

In quanto gruppo multidisciplinare la nostra proposta ha condiviso la volontà di sviluppare una riflessione metodologica su come orientare i processi di cambiamento dello spazio pubblico nella città di Lecce.

Il nostro lavoro si è concentrato in una riflessione sulle modalità di osservazione e progettazione dello spazio pubblico e non in una proposta progettuale.

Più sguardi, più punti di vista e più interpretazioni a confronto : una paesaggista, un architetto, un sound-maker, un antropologa e una documentarista hanno ascoltato i suoni e le voci dei luoghi, dialogando con chi li vive e ideando insieme le possibilità dello spazio reale e immaginario.

Janub si è messo alla ricerca nel rione San Pio (nella città di Lecce), di spazio pubblico inteso come luogo di dialogo tra lo spazio-mondo, lo spazio-città e lo spazio individuale.

Tre luoghi simbolici sono stati scelti : le ex-manifatture tabacchi site in via Dalmazio Birago, le corti degli insediamenti IACP (Istituto autonomo case popolari) e il connettivo stradale di questa area. Noi crediamo che sia importante partire dalla spazio delle periferie per promuovere altri significati non appartenenti alla sola sfera del turismo che implodono il centro-storico. Dalla periferia verso il centro questi significati creerebbero delle pubbliche polifonie disordinate.

La nostra analisi ha cercato di mettere a sistema : l’osservazione del vuoto e delle sue possibilità (l’ex-manifatture tabacchi luogo lasciate all’abbandono da anni cosa diventeranno nell’avvenire?); l’interpretazione delle pratiche quotidiane nell’utilizzo dello spazio delle corti delle case popolari e il connettivo stradale.

L’osservazione ha portato alla creazione di un plastico in cui ogni elemento (rappresentato con la porosità della spugna) tendeva delle direzioni (messe in scena attraverso l’uso delle fibre ottiche), delle connessioni e creava un alternativa di rapporti (il rione è rappresentato su una scala maggiore di quella del centro storico) trasformando questi luoghi in significati dello spazio pubblico.

| Plastico tridimensionale, materiali : legno, spugna, spezie, fibre ottiche, cartone, tessuti. Dimensione : cm. 140*95, JANUB 2011 |

Gruppo Lecce Città Pubblica: Sean Black ( sound designer), Afro Carpentieri (architetto), Sania Chanfi ( documentarista), Claudia Mollese (antropologa), Simona Serafino ( paesaggista).