Requiem

“I film, la televisione e i media audiovisivi in generale non si rivolgono soltanto all’occhio. Essi suscitano nel loro spettatore una specifica disposizione percettiva, disposizione che, nel presente lavoro, proponiamo di chiamare “audiovisione”. Un’attività, questa, che non è mai stata considerata nella sua novità: si continua a parlare di “vedere” un film o una trasmissione, trascurando la modificazione introdotta dalla colonna audio. Oppure ci si accontenta di uno schema aggiuntivo, per cui si vedono immagini e si sentono dei suoni, e ciascuna delle due percezioni resterebbe circoscritta nel proprio ambito.” Michel Chion

Requiem, 1973_MICHEL CHION

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JANUB_ Sud e significato

JAM session, molteplicità congestionata, ma anche marmellata. È la sintesi di quello che sentiamo di voler dire e fare attraverso questo network. Sessioni di discussione che attraversano la molteplicità dei linguaggi, delle competenze, degli interessi.

ARCHITECTURE, perché un’altra architettura è possibile e auspicabile. Architettura in quanto progetto di luoghi destinati alla vita dell’uomo. La qualità degli uni pervade obbligatoriamente ed essenzialmente anche l’altra. La pluralità diviene un principio guida, capacità di misurare ed armonizzare strutture, spazi, insediamenti.

NEIGHBORHOOD, non siamo entità cieche di spirito, ma solo una catena di esseri umani in un mondo in trasformazione (B. Lancaster, Il Gattopardo). Gli occhi degli altri sono indispensabili a comprendere un luogo; le differenze si esaltano, il reciproco scambio valorizza le conoscenze e arricchisce di competenze indispensabili per interpretare i processi di trasformazione. Il vicinato rappresenta il reale dinamismo umano.

URBANISM, insistiamo sui meccanismi attraverso i quali si crea la metropoli contemporanea; spazi e infra-spazi, che fanno comunicare realtà formali ed informali. Trasporti, alloggi, spazio pubblico e pianificazione sono al centro dell’indagine per gettare le basi di nuove spazialità vitali.

BHO è la risposta ultima alle domande fondamentali sulla vita, l’universo e tutto quanto…

Tutto questo è JANUB (in arabo, SUD), un laboratorio di ricerca che tratta della molteplicità e dei territori della contemporaneità. Arte, architettura, urbanistica, antropologia, sociologia, ecologia, e paesaggi futuri in tutte le loro specifiche accezioni sono inevitabilmente il territorio primo di confronto da cui parte l’esperienza del network.

JANUB condensa i vari linguaggi al fine di non ricondurre l’interpretazione dei significati ad un sistema di controllo univoco.


Decroissance et Developpement durable

Institut d’études économiques et sociales
pour la décroissance soutenable

A bas le développement durable ! Vive la décroissance conviviale !

«Il n’y a pas le moindre doute que le développement durable est l’un des concepts les plus nuisibles». Nicholas Georgescu-Roegen, (correspondance avec J. Berry, 1991) (1).

On appelle oxymore (ou antinomie) une figure de rhétorique consistant à juxtaposer deux mots contradictoires, comme «l’obscure clarté», chère à Victor Hugo, «qui tombe des étoiles…». Ce procédé inventé par les poètes pour exprimer l’inexprimable est de plus en plus utilisé par les technocrates pour faire croire à l’impossible. Ainsi, une guerre propre, une mondialisation à visage humain, une économie solidaire ou saine, etc. Le développement durable est une telle antinomie.

En 1989, déjà, John Pessey de la Banque mondiale recensait 37 acceptions différentes du concept de «sustainable development» (2). Le seul Rapport Bruntland (World commission 1987) en contiendrait six différentes. François Hatem, qui à la même époque en répertoriait 60, propose de classer les théories principales actuellement disponibles sur le développement durable en deux catégories, «écocentrées» et «anthropocentrées», suivant qu’elles se donnent pour objectif essentiel la protection de la vie en général (et donc de tous les êtres vivants, tout au moins de ceux qui ne sont pas encore condamnés) ou le bien-être de l’homme (3).

http://www.decroissance.org/index.php?chemin=textes/latouche

un extrait de NOTRE PAIN QUOTIDIEN