JANUB_ Sud e significato

JAM session, molteplicità congestionata, ma anche marmellata. È la sintesi di quello che sentiamo di voler dire e fare attraverso questo network. Sessioni di discussione che attraversano la molteplicità dei linguaggi, delle competenze, degli interessi.

ARCHITECTURE, perché un’altra architettura è possibile e auspicabile. Architettura in quanto progetto di luoghi destinati alla vita dell’uomo. La qualità degli uni pervade obbligatoriamente ed essenzialmente anche l’altra. La pluralità diviene un principio guida, capacità di misurare ed armonizzare strutture, spazi, insediamenti.

NEIGHBORHOOD, non siamo entità cieche di spirito, ma solo una catena di esseri umani in un mondo in trasformazione (B. Lancaster, Il Gattopardo). Gli occhi degli altri sono indispensabili a comprendere un luogo; le differenze si esaltano, il reciproco scambio valorizza le conoscenze e arricchisce di competenze indispensabili per interpretare i processi di trasformazione. Il vicinato rappresenta il reale dinamismo umano.

URBANISM, insistiamo sui meccanismi attraverso i quali si crea la metropoli contemporanea; spazi e infra-spazi, che fanno comunicare realtà formali ed informali. Trasporti, alloggi, spazio pubblico e pianificazione sono al centro dell’indagine per gettare le basi di nuove spazialità vitali.

BHO è la risposta ultima alle domande fondamentali sulla vita, l’universo e tutto quanto…

Tutto questo è JANUB (in arabo, SUD), un laboratorio di ricerca che tratta della molteplicità e dei territori della contemporaneità. Arte, architettura, urbanistica, antropologia, sociologia, ecologia, e paesaggi futuri in tutte le loro specifiche accezioni sono inevitabilmente il territorio primo di confronto da cui parte l’esperienza del network.

JANUB condensa i vari linguaggi al fine di non ricondurre l’interpretazione dei significati ad un sistema di controllo univoco.


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Benvenuti al Nord!

Robert Fisk in Bahrain: ‘They didn’t run away. They faced the bullets head-on’ – After Egypt’s revolution, the people have lost their fear. Middle East, World – The Independent.

«Essi sempre umili, essi sempre sudditi, essi sempre infimi,

essi sempre colpevoli, essi che ebbero occhi solo per implorare, essi che vissero come assassini sotto terra,

essi che vissero come banditi in fondo al mare, essi che vissero come pazzi in mezzo al cielo,  essi che si costruirono leggi fuori dalla legge,

essi che si adattarono ad un mondo sotto il mondo, essi che ebbero occhi solo per implorare,  essi che credettero in un Dio servo di Dio,

essi che cantarono ai massacri dei re, essi che ballarono alle guerre borghesi, essi che pregarono alle lotte operaie ….

… usciranno da sotto la terra per rapinare saliranno dal fondo del mare per uccidere scenderanno dall’alto del cielo per espropriare,

per insegnare ai compagni operai la gioia della vita per insegnare ai borghesi la gioia della libertà per insegnare ai cristiani la gioia della morte,

distruggeranno Roma e sulle sue rovine deporranno il germe della storia antica…

… poi col Papa e ogni sacramento andranno come zingari verso l’Ovest e il Nord con le bandiere rosse di Trotsky al vento»

“La Profezia” – Pier Paolo Pasolini

Countdown to Copenhagen

Sfruttando la concomitanza dell’inizio dell’attività del blog con la crescente attenzione che i media stanno dedicando al prossimo vertice ONU di Copenhagen, JANUB diventa un accumulatore di informazioni con lo scopo di mettere a confronto la molteplicità di intenti che vede nello sviluppo sostenibile l’unica soluzione al fine di garantire un futuro possibile.

JANUB condensa i vari linguaggi al fine di non ricondurre l’interpretazione dei significati ad un sistema di controllo univoco.

| Picture: Domus 930 |

The Most Important Meeting in History | The GOOD guide to COP15 | good.is

In 1997, delegates from all over the world met in Japan to create a worldwide framework for reducing carbon emissions. The resulting treaty, which took effect in 2005, aimed to reduce global emissions by 5.2 percent below 1990 levels. Since then, the Kyoto Protocol has been the watchword of environmentalists everywhere—a shorthand for the kind of international cooperation needed to fight climate change (and a reminder of the U.S. Senate’s embarrassing refusal to get on board).

Since 1997, we’ve come to realize that the climate-change problem is far more dire than we thought. The problem is so large, in fact, that only major government action can solve it. But Kyoto, which expires in 2012, is far too lenient to be that solution.

So when delegates meet in Copenhagen at the United Nations Climate Change Conference this winter to negotiate Kyoto’s replacement, they will face a daunting but important task: finding a consensus that ensures that the world’s developed countries curb their emissions while at the same time allowing developing countries to expand their economies without relying on cheap fossil fuels.

A passable understanding of history and human nature doesn’t inspire much optimism for what will come out of Copenhagen, but there might be reason for hope. There is a groundswell of media attention and excitement for what under any other circumstances would be a dry piece of diplomatic procedure. That might just mean that the world’s citizens are becoming aware of the importance of the juncture at which we find ourselves. And if enough people care, eventually our governments will have to follow.

Il vertice di Copenaghen | New Scientist | Internazionale 822

Dal 7 al 18 dicembre a Copenaghen si svolgerà il vertice COP15, promosso dalla Convenzione sul clima delle Nazioni Unite (UNFCCC). L’obiettivo dell’incontro è raggiungere un accordo sulla riduzione delle emissioni di CO2 che sostituisca il protocollo di Kyoto, siglato nel 1997 ma mai ratificato dagli Stati Uniti.

Il vertice dovrà risolvere quattro punti essenziali: stabilire quali quantità di gas serra sono disposti a tagliare i paesi sviluppati; verificare quale sarà la posizione delle più importanti nazioni in via di industrializzazione, come l’India e la Cina; trovare strumenti per aiutare i paesi in via di sviluppo a ridurre le emissioni e ad affrontare le conseguenze dei cambiamenti climatici; decidere come gestire le risorse destinate a questi obiettivi.

Dall’inizio dell’era industriale, nell’atmosfera sono stati emessi 500 miliardi di tonnellate di carbonio, equivalenti a 1,8 milioni di megatonnellate di CO2. I climatologi hanno calcolato che se le emissioni future non supereranno i 250 miliardi di tonnellate di carbonio, avremo il 75 per cento delle possibilità di limitare il riscaldamento globale entro 2 gradi centigradi. Al ritmo attuale, ci vorranno vent’anni. Se invece le emissioni arriveranno a 500 miliardi di tonnellate di carbonio, le possibilità di rimanere sotto i 2 gradi scenderanno al 50 per cento. Oltre questo limite i cambiamenti climatici produrranno conseguenze irreversibili e metteranno a rischio la vita di milioni di persone. Per non superare il limite dei 2 gradi, entro il 2050 le emissioni dovranno essere tagliate dell’80 per cento rispetto ai livelli del 1990. Gli stati più vulnerabili, cioè i paesi poveri e le nazioni insulari minacciate dall’aumento del livello dei mari, chiedono che la soglia sia fissata a 1,5 gradi.

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| Picture: Good.is |
| Picture: Réseau Action Climat-France (RAC-F) |