Pasqua

Che dire..buona Pasqua?

Probabilmente il paragone più efficace è con le sigarette. Oggi perfino i fumatori più accaniti ammettono che era assurdo quando si fumava negli ospedali o sugli autobus e si pensava che le sigarette facessero venire solo un po’ di tosse. Arriverà il giorno in cui ripenseremo con stupore e vergogna a quanta carne mangiavamo. Il nuovo libro di Jonathan Safran Foer, Se niente importa, ha il merito di non voler convincere a tutti i costi. Lo scrittore americano racconta quello che ha visto negli allevamenti intensivi. E mette in fila i numeri. L’industria della carne vale 150 miliardi di dollari, mangiamo 50 miliardi di animali all’anno, gli allevamenti occupano un terzo delle terre emerse del pianeta e sono una delle principali cause del cambiamento climatico. Safran Foer la definisce una guerra, una barbarie industriale combattuta usando tecniche di manipolazione genetica. Gli animali sono nutriti con diete a base di farmaci, allevati in condizioni igieniche oscene, privati della loro mobilità, uccisi con sofferenze insopportabili. Sono ridotti a merci in una catena di montaggio che ha come unico obiettivo fare più soldi. Mangiare o non mangiare animali è uno di quegli argomenti che non lasciano indifferenti. Segno che il cibo è di gran lunga più importante del suo scopo primario. E può essere un buon argomento di discussione a tavola, anche il giorno di Pasqua. Possibilmente prima che arrivi l’agnello al forno.

| Giovanni De Mauro | internazionale.it

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Programma bioeconomico minimale

“… Dovremmo liberarci dalla “sindrome Circolare del rasoio elettrico”

Nicholas Georgescu-Reogen

Programma bioeconomico minimale sviluppato da Nicholas Georgescu-Reogen

“…Sarebbe stupido proporre la rinuncia completa al comfort industriale dell’evoluzione  esosomatica. L’umanità non tornerà nelle caverne, o, piuttosto, agli alberi. Ma vi sono alcuni punti che potrebbero essere inclusi in un “programma bioeconomico minimale “:

  • La produzione di tutti gli strumenti di guerra, non solo la guerra stessa, dovrebbe essere proibita completamente
  • Grazie all’uso di queste forze produttive, e per mezzo di misure aggiuntive ben pianificate e oneste, bisogna aiutare le nazioni in via di sviluppo a raggiungere il più rapidamente possibile un tenore di vita buono (non lussuoso)…
  • Il genere umano dovrebbe gradualmente ridurre la sua popolazione fino ad un livello in cui l’alimentazione possa essere adeguatamente fornita dalla sola agricoltura organica
  • Fino a che non sia diventato comune l’uso diretto di energia solare o sia ottenuta la fusione controllata, ogni spreco di energia per surriscaldamento, superraffreddamento, superaccelerazione, superilluminazione, ecc. – dovrebbe essere attentamente evitato e, se necessario, rigidamente regolamentato.
  • Dobbiamo curarci dalla passione morbosa per i congegni stravaganti, splendidamente illustrata da un oggetto contradditorio come l’automobilina per il golf, e per splendori pachidermici come le automobili che non entrano nei garage. Se ci riusciremo, i produttori smetteranno di produrre simili “beni“.
  • Dobbiamo liberarci anche della moda, quella “malattia mentale umana”, come la chiamò l’abate Fernando Galliani nel suo celebre Della Moneta (1750). E’ veramente una malattia della mente gettar via una giacca o un mobile quando possono ancora servire al loro scopo specifico. Comprare un’automobile “nuova” ogni anno e arredare la casa ogni due è un crimine bioeconomico. E’ stato già proposto di fabbricare gli oggetti in modo che durino più a lungo. Ma è ancor più importante che i consumatori si rieduchino da sè così da disprezzare la moda. I produttori dovranno allora concentrarsi sulla durabilità.
  • e strettamente legato al precedente, è la necessità che i beni devono essere resi più durevoli tramite una progettazione che consenta poi di ripararli.
  • Dovremmo liberarci dalla “sindrome circolare del rasoio elettrico”, che consiste nel radersi più in fretta per avere più tempo per lavorare ad un rasoio che permetta di radersi più rapidamente ancora, in maniera da avere ancora più tempo per progettare un rasoio ancora più veloce, e così via all’infinito. Questo cambiamento richiederà una buona dose di autocritica e un gran numero di ripudi da parte di tutti quegli ambienti professionali che hanno attirato l’uomo in questa vuota regressione senza limiti. Dobbiamo renderci conto che un prerequisito importante per una buona vita è una quantità considerevole di tempo libero trascorso in modo intelligente…”

Tratto da: Bioeconomia. Verso un’altra economia ecologicamente e socialmente sostenibile. A cura di Mauro Bonaiuti. Torino, Bollati Boringhieri, 2003